Lo spettacolo, tratto da “Sottobanco” e dai racconti sulla scuola di Domenico Starnone, racconta una storia ambientata in un istituto superiore di qualche decennio fa.  

Ci sono i professori: preparati, professionali, umani, ridicoli, ingiusti, grotteschi; per alcuni il lavoro è una passione profonda, tanto che non riescono più a separarlo dalla vita privata; altri invece lo sentono unicamente come fonte di frustrazione e piuttosto che a scuola starebbero da qualsiasi altra parte. E poi ovviamente ci sono anche gli studenti: spontanei, simpatici, problematici, maturi e immaturi, ognuno dei quali ha dentro un mondo in divenire a tratti incomprensibile.

Abbiamo voluto fare uno spettacolo sulla scuola? No, è un terreno su cui fioriscono già troppo spinose polemiche. Il nostro è piuttosto un omaggio alla scuola, a cui vogliamo bene e di cui riconosciamo il difficile e insostituibile ruolo nella formazione delle persone. Un omaggio scanzonato ma anche serio, forse realista.

Per confezionare questo omaggio, abbiamo provato a “fare scuola” noi stessi; ci interessava il prodotto certo, ma forse ancora di più la strada che avremmo percorso per realizzarlo. 

E così, adulti e ragazzi, giocando insieme al gioco del teatro, che non ha età, abbiamo lavorato per mesi con costanza e passione ad uno scopo comune: collaborare, ascoltarci, rappresentare noi stessi con indulgenza e un po’ di sana autoironia.